WALTER RICCIARDI: “ECCO COME IL CORONAVIRUS POTRÀ IMPATTARE SUL BIOMEDICALE” - Alberto Nicolini Group
16812
post-template-default,single,single-post,postid-16812,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,qode-theme-ver-11.0,qode-theme-bridge,wpb-js-composer js-comp-ver-5.1.1,vc_responsive
 

WALTER RICCIARDI: “ECCO COME IL CORONAVIRUS POTRÀ IMPATTARE SUL BIOMEDICALE”

WALTER RICCIARDI: “ECCO COME IL CORONAVIRUS POTRÀ IMPATTARE SUL BIOMEDICALE”

Il Presidente del Mission Board for Cancer istituito dalla Commissione Europea, e già presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, fa il punto sull’epidemia del virus 2019-nCov e sui legami con il territorio del Distretto biomedicale: utili i supporti alla respirazione, dialisi solo per casi specifici e necessità di contenere il contagio “per salvare vite e far ripartire la produzione negli stabilimenti cinesi”. Il Prof. Ricciardi sarà ospite della prossima edizione di Innovabiomed, in programma a Veronafiere il 10 e 11 marzo 2020. Ecco l’intervista realizzata da Gianluca Dotti della redazione di Innovabiomed Magazine.

Prof. Ricciardi nel Distretto di Mirandola si trovano i maggiori produttori di apparecchiature e dispostivi per la dialisi. Il trattamento dialisi è in qualche modo legato al coronavirus?
“I pazienti che vengono colpiti da un virus di questo genere hanno anzitutto problemi respiratori. Poi naturalmente dipende dai casi specifici e dai singoli pazienti, ma non vedo alcuna specifica correlazione tra dispositivi e apparecchiature per dialisi e il coronavirus, anche perché quest’ultimo è un virus a trasmissione respiratoria”.

Ed, eventualmente, per quei casi che dovessero presentare complicanze? Potrebbe essere un trattamento salva-vita?
“Dipende, ovviamente: in alcuni casi le apparecchiature possono essere utilizzate, ma non c’è una correlazione specifica. Tutto dipende dalle caratteristiche dello specifico paziente, ma non è una connessione generalizzata”.

In che modo il Distretto biomedicale mirandolese può essere d’aiuto in questo momento nella gestione dell’epidemia di 2019-nCov? E in generale il nostro Paese quale contributo può dare?
“In primis, in tutto quello che serve per i supporti alla respirazione. L’infezione provocata dal coronavirus porta, nelle condizioni più gravi, a una polmonite interstiziale e successivamente a una diffusione sistemica della patologia. Ma chiaramente [il fulcro dell’infezione] è l’apparato respiratorio: quindi sicuramente ciò che è d’ausilio alla respirazione può essere d’aiuto”.

Nelle scorse ore due istituti di ricerca in Cina hanno annunciato di aver individuato due diverse combinazioni di farmaci che fermano il patogeno. Poi però l’Oms ha di molto ridimensionato la notizia: come stanno le cose?
“In questo momento tutti sono portati a esagerare, ma si tratta di cose che invece hanno i loro tempi, i quali non possono essere accelerati. Tutto ciò che riguarda nuovi farmaci e nuovi vaccini deve passare attraverso modalità molto serie e molto rigorose di sperimentazione. Sono iter che possono essere un po’ accelerati, ma non più di tanto: parliamo di 1-3 anni per i vaccini e di un periodo analogo anche per i farmaci. Quindi non è serio dire che in tempi più rapidi qualcosa possa essere seriamente adottato e praticato su larga scala”.

In che modo l’Europa e l’Italia si stanno attrezzando per controllare la diffusione del virus? Che impatto potremmo avere, sia all’eventuale arrivo di un focolaio epidemico anche in Italia sia in conseguenza di ciò che già oggi sta accadendo in Cina?
“Le misure internazionali messe in moto, sulle quali l’Italia si è dimostrata piuttosto tempestiva, dovrebbero scongiurare il peggio. La sfida attuale è di far rimanere circoscritti in Cina il grande focolaio epidemico di Wuhan e i piccoli focolai epidemici delle aree circostanti, in modo da non far esportare [il contagio]. L’epidemia in questo momento riguarda una ventina di Paesi: l’importante è far diminuire la curva epidemica in Cina, e allo stesso tempo non far creare casi secondari. L’obiettivo si può raggiungere solo con misure di sorveglianza e di isolamento, e con il controllo delle persone che vengono dalle aree a rischio: questo è il lavoro che sarà fondamentale portare a termine”.

Tornando al biomedicale, quali sono a oggi le previsioni di ricaduta economica del coronavirus? Alcuni stabilimenti biomedicali in territorio cinese sono attualmente fermi…
“Gli analisti internazionali stimano in generale un impatto economico molto alto. Ci sarà un danno anzitutto per la Cina, ma poi anche nel resto del mondo proprio per le fabbriche chiuse e le limitazioni nella circolazione delle persone. La cosa più importante è che l’epidemia venga bloccata il prima possibile, sia per salvare vite sia per consentire la ripresa delle attività. È evidente: tanto più l’epidemia si protrarrà nel tempo e tanto più forte sarà il danno arrecato”.

Ci sono anche stime numeriche?
“Da quanto ha riportato China Daily citando il Fondo Monetario Internazionale, si parla di miliardi di euro, con previsioni di un forte rallentamento nella crescita economica della Cina. Sono numeri importanti, perché si parla di cifre che arrivano fino all’1% del prodotto interno lordo cinese”.

E per l’Italia?
“Per dare dei numeri è presto, ma stanno uscendo le prime stime dell’effetto sul made in Italy esportato in Cina, sulla produzione cinese delle multinazionali italiane ed europee [come nel già citato caso del biomedicale, ndr] e sul turismo. Tutti settori che saranno limitati, e che indubbiamente risentiranno di un contraccolpo”.

 

 

L’articolo WALTER RICCIARDI: “ECCO COME IL CORONAVIRUS POTRÀ IMPATTARE SUL BIOMEDICALE” proviene da Innovabiomed.


Sorgente: Innovabiomed.it

Tags: